Rufus Deuchler: una carriera agli antipodi
I trend, da circa il 1986 ad oggi, sono stati principalmente due, da una parte l’escalation dell’informatica nella comunicazione di impresa, grafica, advertising, editoria, stampa, ecc., dall’altra lo sviluppo paradossale di una nuova generazione di grafici che si concentravano più sulla padronanza del computer che su quella della loro professione. Chiunque ha un Mac oggi si considera un grafico, mentre i veri professionisti di grafica non riescono a stare dietro agli applicativi che dovrebbero essergli d’ausilio.
La carriera di Rufus Deuchler è in antitesi ad entrambi questi trend. Partendo da un livello di professionalità e competenza di alto livello come professionista grafico, Rufus ha prima fatte sue le competenze informatiche necessarie, ma ha poi seguito la rotta opposta: mano a mano che avvertiva la necessità di una maggiore comprensione professionale degli strumenti informatici, si è reso conto che qualcuno, prima o poi avrebbe dovuto riempire il gap formatosi, e nel tempo ingigantitosi, tra la tecnologia e le professioni (e viceversa). Prima o poi qualcuno avrebbe dovuto conoscere così bene gli strumenti di software utilizzati dai professionisti per potere da una parte aiutare i professionisti a meglio fruirne e, dall’altra, indirizzare gli sviluppatori di software a meglio interpretare le necessità degli stessi fruitori.
Rufus si posiziona oggi quindi in un campo praticamente inesitente. Da una parte porta la propria esperienza professionale verso il mondo informatico, dall’altra è uno di pochissimi in grado di portare il mondo informatico verso i professionisti. Sono davvero rari i consulenti in grado di fare entrambe le cose: di capire profondamente le criticità sentite da art directors, editori, grafici o servizi di stampa, e dall’altra in grado di farsi portavoce come consulente e “hands-on expert” presso gli editori informatici di origine.
Se si dovesse dare un etichetta a Rufus, questa verrebbe dal suo aver mantenuto una “overview”. Non si è lasciato trascinare unicamente nelle problematiche topiche del mestriere di un grafico o del software developer e ha così potuto mantenere una prospettiva, la prospettiva che distingue un manager da un professionista: l’abilità di capire sul lavoro come è meglio organizzarlo, di mantenere una visione strategica.
È così che oggi si posiziona Rufus: un manager cui compito è di capire cosa richiede il lavoro e quali competenze professionali, personali, quali strumenti, sofware, media ecc. sarà opportuno schierare per raggiungere determinati obiettivi.
Ed è bene capire che i confini del suo campo applicativo non si limitano dalla classica creatività grafica e di comunicazione di impresa ma si estendono anche ha tutta la filiera di comunicazione in genere, sia interna, che esterna: dal vecchio paper-flow alle nuove frontiere del creative managment.
Michael March Fantacci
Direttore Creativo, Model T
Firenze, Italia


